SELECTED WORKS / PORNOGRAPHIES project
Pornographies

OBESO

RENDERING

REVIVAN

OH MY CATHEDRAL!

RIGOUR WITHOUT GRACE EXPOSES

TRASPARENZA

Pornographies è il titolo di una mostra curata da Stefano Riba al circolo culturale Maché di Torino. Successivamente una serie di lavori selezionati dalla mostra sono stati rielaborati e integrati in una più articolata performance dal titolo omonimo. I lavori qui presentati sono una selezione dall'intero progetto.



PORNOGRAPHIES

a cura di Stefano Riba


Nove opere inedite tra fotografie, installazioni e sculture, in cui il duo torinese composto da Enrico Gaido e Alessandra Lappano affronta il tema dell’oscenità che quotidianamente ci circonda.

“Non esiste più l’oscenità di ciò che è nascosto, rimosso, oscuro, esiste quella del visibile, del troppo visibile, del più visibile del visibile, è l’oscenità di ciò che non ha più segreto”. Le parole di L’altro visto da sè di Jean Baudrillard ben rappresentano il fil rouge che unisce le opere in mostra. I lavori descrivono la perdita del pudore che investe tutti gli ambiti del vivere quotidiano. Un messaggio importante e attuale che, al contrario della pornografia comunicativa fatta di significati espliciti che non necessitano di interpretazioni, viene veicolato attraverso opere cariche di spunti di riflessione.

Quattro fotografie, scattate durante la performance Dogs nell’ultima edizione del Festival delle Colline, accolgono il visitatore rappresentando la pornografia come trasgressione dei limiti del corpo, violazione dell’intimità e della dignità umana. Mostrano anche un’invisibilità che, sottratta del prefisso privativo, diventa visibilità estrema, in uno spazio privato che si confonde sempre di più con quello pubblico.

Revivan, dal nome di una droga anestetica, introduce il tema della ricerca dell’assenza di dolore. Prima tappa del percorso verso il semplicistico epicureismo contemporaneo che ha come altre mete l’edonismo e l’assenza di turbamenti. Una ricerca che trasforma l’uomo in un ricettore passivo di stimoli.

Icona dell’anestesia dei sensi sono le lacrime elettroniche che sgorgano dagli occhi di una testa in resina. Raccontano la condizione contemporanea dell’uomo, incapace di provare sensazioni che non siano condizionate dall’esterno, soprattutto dai media. Ora si piange a comando e lo si fa tutti assieme, nella negazione del dolore spontaneo e privato. Proprio come l’opera che lacrima in risposta agli stimoli acustici del visitatore.

Il divenire pubblico dei sentimenti è anche il tema centrale de Unsharable. Una lastra di plexiglas nero solcata da crepe e illuminata dall’interno rivela un’immagine che prima si nascondeva nell’oscurità. È la rottura, sia fisica che metaforica, della barriera del pudore: una breccia che svela l’insvelabile, rompendo i limiti del segreto.


Alla rottura dei limiti fanno riferimento anche le ultime due opere, non a caso raffiguranti esplosioni. In una teca piena di gelatina sono cristallizzate piccole esplosioni il cui fungo continua a modificarsi. In contemporanea, dall’estremità di un lungo tubo che serpeggia per la sala erompe uno sputo esplosivo che lascia tracce sul muro. L’esplosione è metafora degli incidenti, eventi che la pornografia mediatica del macabro propone quotidianamente e che già ispirarono molti artisti, tra cui Andy Warhol nei suoi Disasters.

PORNOGRAPHIES_critique by Stefano Riba_ITA