SELECTED WORKS / IL TETTO project
Il Tetto

DAS ANDERE

ECHO

Il titolo fa riferimento all'opera cinematografica italiana “Il tetto”, film post-neorealista del 1956 di Vittorio De Sica. Quest'opera, ambientata nel dopoguerra, racconta di due giovani di borgata che vorrebbero sposarsi ma non hanno una casa dove poter vivere e trovano un sistema per costruirsene una abusivamente: dovranno riuscire a tirare su le mura nell'arco di una notte e a posizionare un tetto entro il sorgere del sole. La finitura della copertura, infatti, consentiva per la perpetuazione di antichi diritti dell'uso di poter cavillare sulla potenziale demolizione, che veniva così evitata, sancendo l'indistruttibilità del fabbricato da parte delle pubbliche amministrazioni.

Quasi leggendariamente, per concretizzare le loro speranze, gli immigrati usavano associarsi per costruire a turno le abitazioni di ciascuna famiglia.


DAS ANDERE

Da una rilettura de “Il tetto” nasce il progetto di performance dove una architettura, costruita “abusivamente” nell'arco di una notte in uno spazio aperto e periferico, viene fatta brillare con micro-cariche esplosive il mattino seguente al sorgere del sole.

Il video, che documenta l'intera fase di esecuzione dei lavori e del crollo stesso, viene proiettato in tempo reale (con un ponte radio) per tutta la notte all'interno di uno spazio espositivo, divenendo parte di una più articolata video-installazione dal titolo Das Andere.

Il pubblico può seguire la costruzione sia dal vivo che in diretta video nello spazio espositivo.

La video-installazione vede coinvolte anche altre due importanti opere cinematografiche: “Miracolo a Milano” dello stesso De Sica (1951) e “La fonte meravigliosa” di King Vidor (1949) dalle quali sono estrapolate e rielaborate alcune sequenze audio e video significative con l'obiettivo di mettere in relazione differenti livelli di analisi dei concetti di collettività e individuo attraverso la lente dell'architettura, arte sociale per eccellenza.


ECHO

All'intervento performativo-installativo Das Andere si affianca, astraendosi e spostandone il fuoco sui concetti di tempo e di resistenza, il lavoro Echo: performance, installazione e video in cui un plastico architettonico volumetrico viene fatto esplodere con micro-cariche in teche di plexiglas riempite di una particolare gelatina. Il rapporto di forze che si crea tra la violenza dell'esplosione e la natura della gelatina, capace di attutire la deflagrazione, fa si che il “crollo” venga visivamente “congelato” nel primo istante del suo accadere come in un fotogramma di una sequenza video.

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The project title refers to Vittorio De Sica’s post-neorealist film “Il tetto” (The Roof, 1956). Set in post-war Italy, the story is about an impoverished newlywed couple desperately looking for a place to live. The only way to have a home of their own is to illegally build one overnight with the roof raised by daybreak. Under Italian law at the time, once a roof was erected, the building occupants could not be evicted; because of this legal loophole, the building could not be demolished and the public authorities are forced to leave it standing.

Legendary, to realize their hope, were the efforts of homeless immigrants who banded together to build houses for their families.


DAS ANDERE

Reinterpreting the film’s theme, the performance project centers around a structure “illegally” built in an open space overnight and then demolished by small explosive charges at dawn the next day.

The video documentation of the structure’s construction and demolition is shown in real time (through a radio link) overnight in an indoor exhibition space, becoming part of a more complex video-installation titled Das Andere.

The public can follow the costruction both live and on real time video.

The video-installation cites two other famous films, De Sica’s Miracle in Milan (1951) and King Vidor’s The Fountainhead (1949), from which audio and video sequences are taken and reworked to counterpoise different layers of analysis of collectivism and individualism through architecture, social art par excellence.


ECHO

Alongside the performative-installative intervention Das Andere, abstracting and moving the focus on the concepts of time and resistance, is the work Echo: performance, installation and video in which an architectural volumetric model is blown up with explosive micro-charges inside plexiglas display cases filled with a special gelatin. The ratio of forces that creates between the violence of the explosion and the nature of the gelatin, able to absorb the blast, causes the visual effect of a real “freezing” of the collapse in the first instant of its happening like in a frame from a video sequence.

_theoretical notes

IL TETTO


di Alessandra Lappano


DAS ANDERE

L'intervento performativo vuole focalizzare l'attenzione sul ruolo di una collettività alla quale viene assegnato un compito da svolgere fino al suo sviluppo estremo: riuscire a completare in tempo la costruzione di una architettura finalizzandolo però alla sua distruzione.

Il crollo è parte del progetto di costruzione, ma chi costruisce non è una collettività cementata da uno scopo svuotato di ogni senso, è una comunità che reagisce quindi che spera. Una comunità, per dirla come Ruskin, per cui il lavoro coscientemente rifiuta la propria condizione produttiva, rifiuta di essere un plus da reinvestire capitalisticamente divenendo valore immobile e cristallizzato, il lavoro, in questo caso, riduce la quantità di capitale reinvestibile poiché è fine a se stesso in quanto ingloba nel suo svolgersi anche l'incidente, l'esplosione che lo vanifica.

Se nel film “Il tetto” di De Sica c'è una collettività disposta a compiere un'azione illegale per soddisfare una necessità primaria di un individuo (avere una casa), in “Miracolo a Milano” è una collettività che vive ai margini, unita dalla necessità del momento (un raggio di sole per scaldarsi) e da un comune destino di miseria. Nella “Fonte Meravigliosa” invece un individuo (un architetto utopista con un'idea di speranza pura ma totalmente individualistica) compie un'azione illegale quale la distruzione con esplosivo di una architettura da lui progettata ma costruita da altri non rispettando le sue indicazioni stilistiche; un gesto forte per manifestare ancora una necessità primaria che non appartiene però alla collettività bensì ad un individuo: la fedeltà al proprio progetto.


ECHO

Andando a fissare nel tempo un preciso istante di una dinamica che si esaurirebbe molto rapidamente, se ne amplifica la forza, ma è la forza dell'accadere, non dell'esplosione in sé. È un attimo rubato al fluire della vita, ma non è l'immagine dell'istante decisivo (il crollo definitivo), è un istante dilatato, un frame che è stato, che è e che ancora sarà perché bloccato da una resistenza, la resistenza di un materiale debole, la gelatina, ma che “minaccia”: “la resistenza riguarda ciò che minaccia” (Derridà) e congelare il crollo è “resistere”, è “minacciare”.

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DAS ANDERE

The performance directs attention to the role collectivism plays when a collective task is seen through to its end: successful completion of building a structure within a given time encompasses the structure’s demolition.

As an integral part of the building design, the final collapse accelerates and completes the construction cycle, but who builds is not a community cemented by an objective empty of any sense, is a reacting community still hoping. To use Ruskin’s words, a reacting community to which work constantly refuses its productive condition, refuses to be a plus to be reinvested in a capitalistic way becoming a real and crystallized estate, work reduces therefore the quantity of capital that can be reinvested as it is aimless, as it includes also the accident, the explosion that is nullifying it.

While in De Sica’s The Roof the people are ready to commit an illegal action in order to satisfy the basic needs of an individual (shelter), in his Miracle in Milan the people live at the margins of society, united by a momentary need (a ray of sunlight to warm themselves) and share a common lot of poverty. In contrast, in The Fountainhead, it is an individual (an utopian architect who lives in a pure but totally individualistic hope) who commits a crime when he dynamites a structure he designed and which others built ignoring his stylistic specifications. A gesture of resistance that manifests not a basic need of a group but rather that of an individual: integrity with one’s own project.


ECHO

Going to fix a precise moment in time of a dynamic that would be exhausted very quickly, it amplifies its strength, but is the strength of the event, not of the explosion itself. It is a moment stolen from the flow of life, but is not the image of the decisive instant (the final collapse), is an instant dilated, a frame that has been, that is and still will be, blocked because of a resistance, the resistance of a weak material, the gelatin, but that "threaten": "the resistance concerns what threatens” (Derridà) and freezing the collapse is "resisting", is "threatening".

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IL TETTO project_critique by Alessandra Lappano_ITA

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