SELECTED WORKS / AND THE STUPID WAS MOVED TO TEARS project
And The Stupid Was Moved To Tears

the performance

MASSE UND MACHT I

MASSE UND MACHT II

MASSE UND MACHT III

MASSE UND MACHT IV

MASSE UND MACHT V

THE STUPID

_theoretical notes

AND THE STUPID WAS MOVED TO TEARS


di Alessandra Lappano


Il progetto nasce da un'analisi e da una rilettura del testo “Massa e Potere” (1960) di Elias Canetti, scelto come strumento di studio per la creazione e lo sviluppo di una serie di interventi performativi e installativi.


Massa e Potere è una serie di frammenti, per pensare, dove Canetti tenta una fisica e, di più, una biologia del potere. Canetti, attraverso lo studio degli elementi primi costitutivi della massa, arriva a mettere a nudo, ad insegnarci i principi che stanno alla base del potere.

L'argomentazione canettiana dimostra come quello a formare una massa sia un istinto connaturato nell'uomo tanto quanto quello della sopravvivenza.


La dinamica individuo-massa viene imperniata sul contrasto fra due forze opposte. Quella centrifuga spinge a conservare l’identità del singolo tramite l’isolamento nel quale ognuno sta come un mulino a vento in una pianura sconfinata. Questa situazione, tuttavia, comporta un tale peso d’angoscia -il sentimento alla lunga inaccettabile dell’esser soli- da spingere a immettersi nella forza opposta, quella che unisce gli sparsi individui e tramite la quale “l’uomo può essere liberato dal timore di essere toccato”.

“La direzione, il muoversi tutti insieme verso qualcosa, è l'unica garanzia contro il pericolo sempre incombente del disgregamento”. Il momento decisivo nel quale da una raccolta più o meno vasta di individui si passa alla vera e propria massa è la “scarica” nella quale tutti decidono di fare e di essere la stessa cosa, diventano uguali e provano con ciò un enorme sollievo.


Per Canetti - sulle orme di Heidegger - il linguaggio, conferendo a tutte le espressioni vitali un nome, di fatto le oggettivizza, le disamina, le priva della loro essenza, le rende cose morte.

Le due espressioni linguistiche che ben rappresentano le forme estreme di violenza esercitate dal potere sono: l'interrogazione ed il comando. "Il porre una domanda -si legge in Massa e Potere - significa sempre agire per penetrare. Quando la domanda viene usata quale mezzo di potere, essa affonda come un coltello nel corpo dell'interrogato (...). La domanda, che in ultima analisi è una sorta di dissezione, inizia con un contatto; poi il contatto si intensifica e riguarda punti diversi: là dove s'incontra minore resistenza si penetra".

L'unica forma di comunicazione non intrisa di potere è quella di un linguaggio fatta di suoni non codificati in una struttura semantica. Quei suoni che muovono volontariamente dalle labbra di chi li emette e raggiungono direttamente la parte più profonda di chi li ascolta. Una lingua, fatta di "una sostanza stupendamente balenante".


Se è vero che si sviluppano dinamiche perverse nelle democrazie contemporanee come la concentrazione dei poteri in ambito economico, culturale e politico è interessante seguire Canetti nell'analisi della genesi del potere.

Da quale volontà perversa è stato generato il potere, e da dove trae la sua legittimità? "Dallo sforzo dei singoli per allontanare da sé la morte è sorta la mostruosa struttura del potere. Si richiesero innumerevoli morti perché continuasse la vita del singolo. La confusione che ebbe origine allora si chiama storia". Il saggio Massa e Potere è un'indagine sulla paura. Certo paura della morte, ma anche paura dell'altro. Essere parte di una massa placa le angosce individuali. L'insostenibile provvisorietà e la solitudine dell'io si placano in un rassicurante “noi”. Dalla massa si genera il potere. Simile al fuoco, la massa riscalda e distrugge. La massa nasce dalla necessità dell'uomo di superare la propria connaturata fragilità, di sentirsi immortali in un mega-organismo che sopravviverà al singolo; di dominare il minaccioso mondo circostante. L'individuo si aggrega, si trasforma, ingloba gli altri e le cose in un indefinito processo di metamorfosi.

Viceversa se privato della sua empatica capacità di immedesimazione, l'uomo, perdendo la capacità di comprendere l'altro da sé e di provarne amore e/o pietas, si trasforma in una monade, in un io solitario che si autocondanna alla distruzione.

Di fronte alla massa il potere è: suo prodotto? Suo nemico? Canetti non sembra chiarirlo del tutto, la natura del potere è in primo luogo biologica e consiste nell’afferrare ciò che sta davanti e a disposizione, mangiarlo, incorporarlo e annientare così ogni diversità rispetto a colui che divora.

Ma anche il potente vive la sua angoscia: essa è il contraccolpo della sorte, il poter perdere l’autorità e dover subire la vendetta di coloro a cui si è comandato: “sapere che tutti coloro cui si sono impartiti comandi, tutti coloro che si sono minacciati di morte vivono e si ricordano”.

L’unica forma di liberazione dall’impulso a sopravvivere distruggendo ciò che è diverso da noi “è per propria natura una soluzione riservata solo a pochi” e consiste in “un isolamento creativo che faccia acquistare l’immortalità”: l‘arte, il sapere, la cultura come sopravvivenza che non si nutre della morte altrui, anzi moltiplica e ricrea la vita.


In AND THE STUPID WAS MOVED TO TEARS noi non giudichiamo la massa, la rappresentiamo come idea di sopravvivenza, così Canetti non giudica la massa, la descrive come qualcosa che costituisce il mondo, sia umano sia animale sia vegetale. Valuta invece il potere, svelandone la vera e propria natura patologica. Così in AND THE STUPID WAS MOVED TO TEARS noi giudichiamo il potere.

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AND THE STUPID WAS MOVED TO TEARS project_critique by Alessandra Lappano_ITA