PORNOGRAPHIES_60FPS
La trasparenza è una perquisizione continua fra pareti di vetro con paesaggi a visibilità immediata. No. Non cercate disegni di prostitute che dovrebbero stare nascosti… non ne troverete.
L’oscenità è la fine di ogni scena.
Ma quale scena se il pubblico si confonde con il privato, la realtà con la rappresentazione, il vero con il falso.
Osceno: fuori dalla scena.
Immagina immagini: volgari menzogne senza spazio, esplosioni che invadono le barriere gelatinose dei propri limiti creando lacrime luminose e ferite schiumanti.
Si nega il pudore: il dolore è pubblico.
Nessun turbamento reale solo oscena emulazione acritica per trasgredire ogni barriera di rispetto, aprendo passaggi…
A braccia spalancate, con un corpo dilatato e obeso che, oltre l’appetito, ha posto in sé due corpi e non comprende che esiste qualcosa di non condivisibile, non appropriabile.
60FPS è un intervento performativo che nasce da una rielaborazione della precedente mostra PORNOGRAPHIES e in particolare dei lavori “Obeso” e “Rendering” a cui si sono aggiunti gli interventi performativo-installativi “Aim” e “Oh my cathedral!” oltre il video “60fps”.
PORNOGRAPHIES
“Non esiste più l’oscenità di ciò che è nascosto, rimosso, oscuro, esiste quella del visibile, del troppo visibile, del più visibile del visibile, è l’oscenità di ciò che non ha più segreto”. Le parole di L’altro visto da sè di Jean Baudrillard ben rappresentano il fil rouge che unisce le opere in mostra. I lavori descrivono la perdita del pudore che investe tutti gli ambiti del vivere quotidiano. Un messaggio importante e attuale che, al contrario della pornografia comunicativa fatta di significati espliciti che non necessitano di interpretazioni, viene veicolato attraverso opere cariche di spunti di riflessione.
Chi si elegge a spettatore di qualsiasi cosa trasforma, comunicando per immagini cioè pornograficamente, in spettacolo qualsiasi cosa.
Solo guardare e guardare, uno sguardo senza giudizio, guardare senza vedere davvero, senza riferimento etico solo per invidiare possedere o respingere.
Nella dittatura della trasparenza l’osceno è il banale.
Dal Protagora, Zeus:”istituisci inoltre a nome mio una legge in base alla quale si uccida come peste della città chi non sia partecipe di pudore e giustizia”; il pudore è requisito per una possibile esistenza di vita in comune.
Benjamin faceva coincidere la nascita della pubblicità con l’esordio della pornografia organizzata: messa in mostra eccitata di un sogno che deve essere raccolto dal passante.
60FPS
60fps (frames per secondo) è il numero di fotogrammi al secondo necessari per fissare un’immagine che si sviluppa molto velocemente (quale può essere l’immagine di un’esplosione) e che altrimenti l’occhio umano non potrebbe cogliere nei suoi dettagli.
Cogliere aspetti imprevisti di un’immagine può renderla “oscena”.
Osceno è tutto ciò che mette fine a qualsiasi sguardo, a qualsiasi immagine, a qualsiasi rappresentazione. L’osceno è il trasparente, il più visibile del visibile.
Tutto questo, facendo esplodere la scena un tempo protetta da una distanza minima, lacera le barriere del pudore, della seduzione, del segreto. In mancanza di una scena, di un teatro, dello spazio pubblico e dell’illusione, non c’è più spettacolo, perso nella trasparenza di una visibilità immediata.
È parlare di pornografia utilizzando i suoi stessi meccanismi.
La pornografia comincia con la morte dello spettacolo.
“L’osceno è il mettere in comunicazione, attraverso le “buone regole”, il desiderio endemico di realtà con oggetti e situazioni capaci di soddisfarlo.” (Jean-François Lyotard).